RUGBY

  • AllBlacks

    (Domenica 9 Settembre 2011)Il secondo giorni di quarti di finale della Coppa del Mondo di Rugby è altro che una anteprima del prossimo 4Nations. Infatti alle 7 di mattina vanno in onda l'Australia contro i campioni del mondo in carica, il SudAfrica, e nell'altra sfida, alle ore 9 la NuovaZelanda affronta l'Argentina. La prima partita vede l'Australia aggredire fuori misura la RSA che pur interpretando  alla perfezione il proprio gioco non va oltre e deve cedere la partita di pochi punti:11_9 il punteggio finale a favore dei canguri. Nell'altra partita molti aspettavano la passerella per i neri, invece l'Argentina mette in gioco tutto il suo sapere, e costringe i padroni di casa ad aver paura. La paura era proprio quella di ripetere Francia2007 questa volta al cospetto dei propri tifosi: ma questa squadra è davvero di  alto livello e riesce sempre ad interpretare tutte le situazioni di gioco, anche in mancanza d titolari "titolati". Già ma quanti ne hanno di tiotlari? Ogni volta che entra in campo un giocatore è un campione, e mai comunque lo si può considerare una seconda scelta!! 

    La prossima settimana le semifinali: da una parte quella europea con FRANCAIA- GALLES e dall'altra quella dell'emisfero sud AUSTRALIA- NUOVAZELANDA  buon divertimento e altra alzataccia, ma ne vale la pena!!

  • After England

    Questa è l'immagine dell'italianrugby di sabato sera: forte, di bell'aspetto ma con le ossa rotte, e non me ne voglia Castro. Si esce dall'esperienza Olimpico con un aria da day after, dove tutti si pensava di fare il colpaccio agli inglesi invece ci si lecca per l'ennesima volta le ferite salutando da lontano l'occasione mancata. Alla fine i discorsi sono sempre gli stessi recitati dalle stesse persone che come sempre hanno dato anima e corpo per fare una figura degna della cornice organizzata nell'Olimpico innevato. Altre persone, (che godono tra l'altro di un blasone donato da chi?) vivono intorno a questo clima facendo poco e quel poco molte volte lo fanno male: due nomi per tutti, McLean e Bortolami, osannati dalle cronache ma che in campo sono l'antitesi dei compagni. Il primo sembra avere timore all'impatto e gioca come neanche nel minirugby si gioca più, offrendosi all'impatto con l'avversario girato, il secondo è inutile ormai tenerlo in campo per qualche touche vinta, quando in situazioni calde "passa" palloni che sanno veramente di morte (così come indicava il mister GazzellA). Ora monsieur Brunel dovrà tirare fuori tutta le sue capacità di condottiero e decidere di fare finalmente a meno di questi personaggi che lui e noi purtroppo ci ritroviamo ormai in mezzo da molto tempo imposti da scelte federative largamente opinabili

  • 6 Nazioni 2019

    femminileRicordo che negli anni passati, forse 10 o più, si notava come i placcaggi portati erano raddoppiati, cioè uno ti arrivava alle gambe mentre un altro di sdraiava nel tronco. Bene dopo tutto il tempo su descritto, noto che anche la nostra nazionale di rugby adotta questa tecnica, che significa non tanto apportarla ma soprattutto essere presenti in due sul portatore della palla. Tutto questo per dire che probabilmente siamo indietro di 10 o più anni rispetto alla preparazione dei nostri omologhi europei. In questo tempo loro hanno rafforzato, raffinandole, tutte le fasi di gioco, dove nulla è lasciato al caso, anzi.

    Professionismo del resto questo significa: sedersi, analizzare tutti i movimenti e ricreare le situazioni di gioco prevedendo per lo meno un paio di scelte per ognuna, per ultimo metterle in pratica alla velocità che il professionismo detta. Per noi il professionismo ha voluto dire attingere su un vivaio creato sulle altezze e sui pesi, scordando poi che l’atleticità mal si conforta con il peso esagerato.

    La nostra Nazionale riesce a far giocare male chiunque, ma non basta, e sembra che tutto si limiti a questo. Resistiamo stoicamente 80 minuti, ma come concentrazione e dedizione al gioco viviamo dei buchi paurosi che gli avversari riempiono di mete. Inutile continuare a parlare di attaccamento alla maglia, cuore, appartenenza e tutte quelle cazzate che si raccontano agli Under14 negli spogliatoi, serve disciplina fatta di programmi mirati alla crescita del gioco ancor prima che dei giocatori.

    I risultati si vedono fatalmente nell’Under20 (e neanche sempre) e nelle donne che guarda un po’ il professionismo lo vedono da lontano, molto da lontano. A oggi i nostri professionisti sono accreditati alle cronache solo se provenienti dalla Benetton, i Permit Player e le Zebre servono a fare da contorno neanche fossero insalata, tant’è che abbiamo un mucchio di giocatori infortunati, mentre quelli sani vengono convocati per la preparazione e poi rispediti a casa per giocare il campionato europeo. Queste franchigie non dovevano preparare atleti per la Nazionale? E soprattutto se per la Nazionale non sono buoni, inutile tenerli in franchigia, in Accademia e via discorrendo.

    Abbiamo bruciato un mucchio di allenatori addossando loro la colpa della nostra non crescita, e ognuno nuovo prometteva entusiasmo e competitività che è venuta sempre a mancare, non certo per loro colpa: ricordo Mallet e Brunnel (il primo allenò i Barbarians all’indomani dell’addio all'Italia e il secondo ha costruito una squadra, la Francia, che fa paura.

    Mancano secondo me i veri professionisti, i manager e i tecnici che riescono ad individuare un percorso spalmandolo sulle risorse a disposizione…proprio come avviene nel mondo dei professionale.

  • 6 Nazioni 2018

    Oggi si conclude il Torneo delle 6 Nazioni... l'Italia gioca a Roma nel giorno di San Patrizio, patrono dell'Irlanda, che gli irlandesi festeggeranno a Londra insieme alla vincita del torneo stesso e...perchè no del Grande Slam (cioè aver vinto tutte le partite del torneo). Inutile dire che l'Italia ha fatto i soliti progressi, come negli ultimi 18 anni, ed oggi si gioca il solito "cucchiaio di legno" in casa contro una Scozia che è sbarcata in massa nella capitale

     By Bergamasco Facebook

  • 6 Nazioni 2014

    Siamo a inizio anno ma ormai alla fine di Gennaio , il mondo ovale comincia a interrogarsi sugli esiti del RUGBIO4 prossimo torneo delle  6 Nazioni  che vede impegnata tra le altre compagini quella italiana. La stessa esce fuori a testa alta dall’ultima manifestazione ma con le ossa un po’ rotte dai test estivi, dove non si è fatta proprio una bella figura, anzi. Certo l’impegno con Australia,  Argentina e Fiji  è da sempre per noi proibitivo, inutile illudere le masse,  e anche nel terzo incontro non abbiamo brillato sul campo. Puniti dalla fisicità che è ormai tipica di questo sport, ma non ci appartiene, paghiamo scelte errate accumulate negli anni, la prima quella di passare al professionismo vero. Sin quando ci si affidava a gruppi al limite del dilettantismo, abbiamo brillato, meritandoci lodi ed elogi sino ad arrivare alla concessa partecipazione al torneo che per noi è ha cambiato nome in  6 Nazioni. Da quel punto in poi, quando i soldi sono arrivati a fiumi la capacità manageriale ha applicato appieno il sistema Italia, cioè improvvisazione  affidandosi all’inventiva del gruppo e alle scelte del dirigente di turno. Ci si è quindi preoccupati di favorire l’afflusso dei denari, senza preoccuparsi che alla base il rugby movimento langue nei nostri campi, e se anche due squadre di super professionisti italo-mondiali partecipano stipendiati a tornei d’elite, il resto muore in formazioni che avvalendosi  comunque di stranieri, toglie la ribalta ai giovani. Quest’ultimi sono stati smistati in strutture di crescita, chiamasi Accademie, che però non offrono il benché minimo risultato. Nelle società i vivai sono ignorati impegnandosi in acquisti che arrivano all’arruolamento anche di giocatori statunitensi: chi invece si affida più o meno ai propri vivai, non va al di la della presenza in fondo alla classifica.

    Il giocattolo mostra ormai segni di usura e sconforto: ecco che dapprima il sig. Locicero, una  volta abbandonato il clan, rivolge serie invettive al gruppo denunciando mafie da spogliatoio, mentre proprio alla vigilia del torneo il sig Castrogiovanni (piazzato al Tolone) nicchia a proposito delle Accademie affermando tra i capelli al vento che ne abbiamo più che in Nuova Zelanda…

     La nostra situazione penso sia quella dei sopravvalutati, cioè concorriamo in un’elite che non ci compete, ed è inutile che ciclicamente si propinano pubblicità dove si esaltano le qualità di questo sport come la maglia, l’appartenenza, l’orgoglio, ormai solo parole che servono a mala pena nel minirugby per motivare i “munelli”. Chi è appena più grande e ha la fortuna di giocare in un grande club sa che  sarà sempre relegato alla sua provincialità, e solo poche unità accederanno alle fasi ovali importanti ed internazionali.

    Forse un bel ridimensionamento del movimento non potrebbe che far del bene allo stesso. Le società in primis dovrebbero favorire la richiesta a voce alta  di realizzare un campionato di franchigie, al massimo sei, con elementi  presi dai territori senza dover pronunciare nomi impossibili. Negli anni gli oriundi hanno prodotto solo tanta confusione, anche nel calcio da dove si è preso esempio: ma lì esiste tutto un sottobosco fatto di numeri altissimi di partecipanti e di dirigenti che girano per trovare “il campione”…

    Nel rugby pochi fortunati sotto le direttive delle società arruolano in Accademie giovani che difficilmente arriveranno alla massima formazione…qualcuno si è mai domandato che fine fa il restante gruppo di giovani promettenti?

  • 6 Nazioni 2013

    Secondo me le nazionali sportive, ricopiano in molti casi l’andamento storico, politico, economico della nazione rappresentata. A meno di qualche caso, che serve per la solita conferma alla regola, se la nazione è in sofferenza così la sua nazionale è malandata: esempio migliore la nazionale di rugby, che sta affrontando in queste settimane il torneo europeo delle 6Nazioni. La partenza è stata fulminea avendo battuto i nostri maestri/detrattori francesi: un lampo a ciel sereno che lasciava presagire un nuovo corso dettato da un nuovo allenatore, ma con personaggi conosciuti e non voglio dire vecchi. Le partite successive, e a oggi ne contiamo altre due, hanno visto la Scozia e il Galles prendersi quasi gioco di noi, rubandoci la scena proprio nei nostri punti di forza, e facendo dell’aggressione e presenza in campo il loro vanto. Negli anni passati noi si perdeva le partite con punteggi anche importanti, ma si usciva dal campo senza poter recriminare nulla al nostro impegno alla nostra prestanza…oggi purtroppo questo non accade più. La mischia da sempre nostro vanto, e quasi ridicola in campo rappresentata da personaggi che per anni abbiamo osannato e sostenuto: oggi gli stessi sembra colossi dai piedi d’argilla, si appigliano a scorrettezze che per anni abbiamo applicato noi, non riescono nella nuova interpretazione della prima linea dove l’operato non è compreso dagli arbitri e quindi non sanzionato. Che dire la Federazione ha voluto che giocatori di interesse nazionale giocassero campionati a loro dedicati, leggi Magners League, dove poter fare esperienza e crescere al pari dei loro avversari: dopo anni si può tranquillamente poter dare ragione a quelle persone che non hanno ma creduto a questo progetto che ha si portato un mucchio di soldi (nelle tasche di chi?) ma ha fatto crescere solo determinate persone, senza pensare a un ricambio generazionale che adesso è necessario. Le giovanili crescono, ma pure li esistono tre accademie nazionali gestite sempre dalla Federazione, che dovrebbero fornire le eccellenze al nostro rugby: se guardiamo le liste dei convocati, si avverte che qualcosa non va vista la partecipazione di giocatori appartenenti a club lontani anni luce dal rugby d’elite. In Francia intanto si legge che pur perdendo le prime tre partite con una squadra di fuoriclasse, ogni società è titolare di accademia per la crescita dei propri campioni vorrà dire qualcosa??

  • 6 Nazioni 2011

    In questi giorni l'Italia del rugby sta riscoprendo la forza del rugby  "made in England" avendo
    preso sonori schiaffoni nelle partite disputate nelle varie categorie contro i loro pari inglesi. A differenza degli anni passati sembra che la settima decina sia la costante con la quale l'Italia si confronta nel cercare di parlare inglese: oltre 70 sono i punti incamerati dalla nostra nazionale Under20, dalla nostra nazionale femminile, e dalla nostra nazionale maggiore. Come sempre in questi casi si sente la frase alla quale siamo ormai putroppo abituati, dove l'allenatore di turno si assume le proprie responsabilità, si  ma quali? L'unica responsabilità che dovrebbero assumere questi individui sarebbe magari quella di dimettersi per dare un segno di ripartenza certo, ammettendo che il lavoro e le scelte intraprese in queste anni hanno permesso si di qualificare la nostra Federazione come la seconda più ricca in Italia, ma che poi il movimento tutto ne è stato penalizzato. Vediamo...
    ...due delle nazionali prese prima ad esempio:

        * UNDER 20  qui esiste un campionato nazionale dove la primo posto è occupato da ormai un bel paio d'anni dalla LAZIO suaqdra romana che annovera tra le proprie file atleti, i migliori, provenienti da tutte le societa rugbystiche romane. Bene, a rappresentanza di tutto ciò abbiamo un solo atleta nella nazionale U20 e probabilmente il meno indicativo. Notizia dell'ultima ora è che il tecnico Sig CAvinato, ha liberato alcuni giocatori per poterli far giocare nella nazionale Under19:  ma possibile che non esiste alcuno che riesca a descrivere a questi personaggi gli errori intrapresi con il loro operato? Possibile che gli errori del loro operato vadano a fare la fortuna di atleti che probabilemnte non sono all'altezza del compito e ne penalizzano altri che potrebbero fare la differenza: del loro futuro dipende la nostra gioia nel assistere a una partita della nazionale maggiore.
        * Nazionale maggiore   Qui il discorso si complica ancora, avendo istituito la partecipazione alla Magner League di due nostre franchigie (parola rubata non rispondente a nulla di italiano che indica atleti appartenenti alla stessa regione) per poter avere una nazionale di qualità...Bene i risultati sono sotto l'occhio di tutti: in Magner League sono schiaffoni, gli stessi atleti sono quasi tutti in  nazioanle tra la maggiore e la A e li sono ancora schiaffoni. Se il progetto era quello di far crescere il movimento così non lo si aiuta proprio anzi; un atleta che milita   nel campionato Eccellenza come fa ad eccellere se poi nessuno lo visiona per la maggiore serie? Soprattutto se il rugby si gioca a grossi livelli solo con le squadre appartenti alle franchigie di Magner League a che serve la Federazione con tutit i suoi costi diciamo ESAGERATI??
        * Ultima considerazione l'ACCADEMIA: sono ormai diversi anni che la Federazione ha istituito questa realtà dove degli atleti selezionati (circa 5-6anni fa), partecipano a una scuola di rugby durante la settimana per pi tornare al club di appartenenza la domenica per disputare la partita del campionato. Penso che questo progetto abbia prodotto solo danni: atleti selezionati 5-6 anni fa nel frattempo sono cresciuti così come sono cresciuti i loro compagni, in molti casi penso siano cresciuti più i compagni che loro anche a dispetto degli insegnamenti d'ACCADEMIA. Forse è l'ora di affidare la crescita del sistema, leggi movimento, a un individuo esterno al palazzo, che si occupi di sviluppare un progetto di crescita: quello "studiato" sin ora è deleterio come le scelte fatte anche a proposito dell'abolizione del campionato Under20 a favore di un campionato Under23.....basta!!!

  • 3 2 1 ALLBLACKS

    I numeri: 3 le coppe del mondo vinte, 2 le coppe del mondo vinte consecutivamente, 1 la coppa del mondo vinta fuori dai confini nazionali. Ieri sera la Nuova Zelanda ha riconfermato la sua supremazia mondiale nel mondo ovale, battendo in finale l’Australia, avversaria di sempre, unica compagine capace quest’anno di impensierire i tutti neri. La partita è stata impostata da ambo le parti su fisicità e difesa all’estrema potenza, con i tuttineri che hanno però dominato l’avvio di gara per ferocia nei raggruppamenti. Al di sopra delle righe Carter che pur bersagliato da placcaggi penalizzabili si è sempre rialzato trascinando una squadra che pur non avendone bisogno ha seguito le gesta sia sue che di Ma’A Nonu, che di McCoW imponendosi largamente sull’Australia che certo non meritava questa lezione. La prossima settimana si concluderò un altro ciclo in tutt’altro sport: il MotGP. Qui nell’ultima gara ci sono state scintille tra il galletto Marquez e la chioccia Rossi: mentre il primo non aveva nulla da perdere, il secondo è stato penalizzato dal comportamento tenuto in gara. A nulla sono valsi i giustificativi portati, Marquez ò andato a terra a seguito di un’azione di forza del dottore: personalmente avrei preferito un bel paio di schiaffoni a fine gara ma Valentino ha dovuto pagare purtroppo quelli che sono stati i suoi insegnamenti negli passati…. E già come non ricordare le sfide all’ultimo respiro con Gibernau, o Stoner? Comunque credo che l’ultima gara del mondiale, quella che sancirà il nuovo campione del mondo tra Lorenzo ( che tra l’altro lamenta la canizza) e Valentino, ci sarà poco di legale, ma un ripasso di vecchi GranPremi magari automobilistici di memoria Senna – Prost… Speriamo di no Per lo sport e i suoi valori forse vale la pena di vedere questo filamato... 

  • 2017: 6 Nazioni per molto?

    Si è celebrata la seconda giornata del torneo di rugby  europeo più importante.  Come ogni anno, si celebrano le crescite delle altre nazionali, mentre per la nostra si celebra sempre più l'amarezza del lavoro non completo. Sapere cosa ancora manca ai nostri atleti non è dato di sapere, ognuno ha le proprio idee in merito, fermo restando le sconfitte di volta in volta sempre più cocenti collezionate. Siamo migliorati in difesa, ma non siamo capaci a produrre gioco offensivo, in mischia non siamo più leader anzi, abbiamo trovato il calciatore ma poi non calciamo...questa almeno la mia analisi, impietosa se vogliamo, che va a a ferire le parole profuse dal capitano e dall'entourage azzurro. Non è certo mia intenzione ferire alcuno, ma i risultati del tabellone parlano da sole a dispetto di un tour mondiale e dai test macht di novembre, dove sembrava aver celebrato la definitiva crescita azzurra. Così non mi sembra essere: le vittorie su RSA e Canada hanno illuso la platea regalandoci sì delle gioie immense ma che ormai abbiamo dimenticato dopo i 60 punti rifilateci dall'Irlanda sabato pomeriggio.  

    Si parla di torneo a due velocità, sembra quasi sentire parlare la Merkel, ma mi domando la frustrazione che si infligerebbe sia agli atleti che hanno pernmesso l'ingresso 17 anni fa nel prestigioso torneo che a quelli che  vi partecipano oggi dopo un mucchio di sacrifici. Certo una volta nel rugby si ventilava il professionismo, oggi sono tutti professionisti pagati il giusto e con i giusti onori. Non voglio dire che i soldi hanno affievolito la voglia di emergere e migliorare, ma vedo che al cambiare degli atleti, e dei tecnici molti volti rimangono invariati, così come le scelte effettuate dalla federazione dove nessuno paga per i mancati risultati.

    Questi dovrebbero essere frutto del lavoro svolto negli anni precedenti e qui mi sembra che non esista un anno zero. Si sono cacciati allenatori giunti alla ribalta per delle performance all'estero e qui in Italia hanno fatto di volta in volta magre figure. Continuare così porterà all'avvilimneto che svoterà gli stadi dove all'Olimpico si celbra ormai solo il terzo tempo per chi vuol pascolare nella zona dello Stadio dei Marmi. Personalmente mi piacerebbe con sacrificio andare in tribuna Monte Mario dove per 80euri vedrei poco (vista la disposizione dello stadio)e soprattutto vedrei mai la mia nazionale e i miei ragazzi vincere: ormai le parole dobbbiamo lavorare di più, il gruppo è un grande gruppo, vogliamo crescere, hanno purtroppo stancato la platea e mi auguro no il movimento.

     Bisogna creare un anno zero, dal quale ripartire con nuove idee, copiando il percorso fatto da altre nazionali, vedi l'Inghilterra (che esclusa dai quarti di qualificazione dei mondiali da lei organizzati, si propone oggi a distanza di qualche mese come squadra leader mondiale), azzerando le persone che hanno portato a questo sfacelo ripartendo dagli attuali atleti con un programma di crescita mirato ai 5-10anni. Il percorso è lungo, ma tanto vale affrontarlo, lavorando su tecnici preparati e non imposti e/o inventati; lavoriamo sulle scuole dove avviare i ragazzi non al rugby ma all'insegnamento di  una psicomotricità che porterà sicuramente dei frutti: sino a oggi si è puntato solo sul peso e sulla statura, metri che hanno prodotto un disastro totale. L'atleta deve essere un ragazzo armonioso che si muove nei campi con agevolezza a dispetto dello sport che pratica: quello pesante o alto 190cm potrebbe essere utile ma se poi non è capace a correre...

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